Scuola Restauro Roma
Rignano Flaminio

La cittadina di Rignano Flaminio, allungata sulla Valle del Tevere su uno sprone proteso tra due valloni, nella tipica posizione dei centri della Tuscia romana, comprende un nucleo medievale sulla punta di questa sporgenza ed una parte più recente che si protende verso la flaminia.

Il paese fu per secoli possesso dei Savelli, che lo acquistarono dalla Chiesa di S. Maria in Trastevere nel 1114, come testimonia la Rocca che della famiglia porta il nome, una costruzione quattrocentesca più volte restaurata, dinanzi alla quale è collocata una bombarda del '500, forse abbandonata dai lanzichennecchi nel 1527.
Il 23 febbraio 1607 i Savelli vendettero Rignano ai Borghese ed il 13 marzo dello stesso anno, Paolo V emana la bolla che trasforma il feudo in ducato.

Tracce delle antiche origini di Rignano fanno di tanto in tanto capolino lungo le vie del paese: sono frammenti scultorei di epoca romana e medievale, a volte con semplici funzioni decorative, a volte sapientemente reimpiegati.
Quasi al termine del borgo medievale s'incontra la parrocchiale dedicata ai due santi patroni della cittadina Vincenzo ed Anastasio.

Si tratta di una semplice costruzione risalente al '200, ma anch'essa rimaneggiata nel cinquecento nelle sue semplici linee esteriori.
Il semplice interno., con tetto ligneo a capriata, è quasi interamente rivestito da ricchi altari, dalle opere di scultura e di pittura e dagli stucchi che ne ricoprono le pareti, questi ultimi forse opera del tempo dei Borghese, quando nel 1614,  la Parrocchia venne trasformata in Collegiata. 

I SANTI VINCENZO ED ANASTASIO
S. Vincenzo, martire del IV secolo, era nativo di HESCA, in Spagna, e a Saragozza si fece notare dal Vescovo della città, Valerio, per le sue doti oratorie.  
Costui lo scelse come suo collaboratore, incaricandolo di predicare il Vangelo in vece sua. Quando l'imperatore Diocleziano cominciò l'ultima persecuzione, il governatore di Valencia, Daciano,  nel 304 fece arrestare Vincenzo, il quale, dopo il martirio, morì in prigione. Il suo corpo fu gettato in mezzo ad un campo, preda dei cani, ma un corvo preservò il cadavere. Allora il corpo fu rinchiuso in un sacco piombato e gettato nel fiume. Ma il sacco non affondò e si fermò in un punto della riva dove i cristiani fecero erigere una chiesa in suo onore. Le reliquie del Santo furono trasportate a Roma nell'VIII secolo.

S.ANASTASIO, martire del VII secolo, era nativo di Razech in Persia; di professione mago, si era arruolato nella milizia del Re Cosroe quando la Santa Croce fu portata in Persia dopo la presa di Gerusalemme. Istruito sul cristianesimo, maturò l'idea del martirio e decise di recarsi a Gerusalemme. In Palestina fu catturato ed accusato di spionaggio. Fu annegato e decapitato, ma i cani che dovevano divorarlo, ne preservarono i resti, che furono seppelliti nel monastero di S. Sergio. La reliquia della testa fu trasportata a Roma.

I due martiri sono associati al culto della croce e nelle chiese a loro dedicate non è raro trovare opere illustranti la "leggenda della vera croce" o soggetti correlati.
 

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